Rianimazione di Lazzaro – Morte e Resurrezione

Rianimazione di Lazzaro – Morte e Resurrezione

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Il racconto evangelico della rianimazione di Lazzaro che compare in Giovanni 11 ci presenta il motivo per cui Gesù può amare alcuni amici e discepoli, più di altri, ci mostra perché la morte non è naturale e bella, ci espone la differenza tra resurrezione e rianimazione, e indica il significato più profondo dei miracoli di Gesù o “segni”, come vengono chiamati nel vangelo di Giovanni.

Ci sono quelli che trovano difficile accettare che Dio possa amare alcune persone più di altre. Non sarebbe giusto, dicono.

Gesù, amico di Lazzaro

Ma Dio si fece uomo. Se lui non avesse amato alcuni più di altri, Gesù non sarebbe stato pienamente umano. Perchè gli esseri umani hanno famiglia e amici. Mentre siamo in grado di fare del bene e anche rischiare la vita per un estraneo, abbiamo legami speciali di intimità e affetto con un cerchio piuttosto ristretto. Su dodici, Gesù ne aveva uno particolarmente amato. Nel Vangelo di questo discepolo prediletto, si apprende che Gesù aveva una famiglia che gli era particolarmente cara. La famiglia era quella di Maria, Marta e del loro fratello Lazzaro.

Fu quindi una sorpresa per tutti che Gesù non venisse subito quando sentì che Lazzaro era malato. Naturalmente era una persona impegnata. Eppure Gesù prima d’allora aveva lasciato perdere tutto molte volte per guarire degli estranei. Questo, d’altra parte, era uno dei suoi più cari amici. Non c’è da preoccuparsi, aveva spiegato ai suoi discepoli. Questa malattia non sarebbe finita con la morte.

La morte come nemica

Quindi immaginate la loro sorpresa quando dice loro un paio di giorni dopo che Lazzaro era morto e che sarebbero andati a visitarne la tomba. Gesù sapeva quello che stava per fare. Eppure, quando incontrò Maria tutta sconvolta e le sue compagne piangenti, lui non le rimproverò per il loro pianto. Non disse che avrebbero dovuto vestirsi di bianco e gioire che il loro fratello era finalmente tornato a casa in paradiso. No, lui pianse con loro.

Alcuni accettano la morte come una parte naturale della vita umana. Altri pensano che la morte sia solo un portale per l’eternità. Gesù allora, vedeva la morte come un nemico. Suo Padre non aveva mai inteso che noi la sperimentassimo. In realtà, egli aveva proibito di Adamo ed Eva solo una cosa – un frutto che li avrebbe assoggettati ad essa. Fu per invidia del diavolo che la morte venne nel mondo, non era il piano di Dio. La morte strappa l’anima dal corpo. Strappa i cari dall’abbraccio delle loro famiglie. Quindi, alla presenza di quelli feriti dal pungiglione della morte, Gesù piange.

raising of lazarus Alessandro Magnasco

I miracoli di Gesù nei Vangeli nascono sempre dalla Sua compassione. Ma Lui ha in mente ben di più che aiutare semplicemente la vittima sdraiata davanti a lui. Le sue opere miracolose nel Vangelo di Giovanni sono chiamate segni perché puntano oltre loro stessi ad indicare qualcosa di più grande che Lui farà per ottenere una beneficio ancora più grande per tutti.

Questo è il motivo per cui Gesù permise a Lazzaro di morire, in primo luogo. Perché nel chiamare Lazzaro fuori dal sepolcro, Gesù stava rendendo chiaro il motivo della sua venuta. Il suo insegnamento era naturalmente sublime. E le sue cure cambiavano la vita. Ma anche le persone più sagge e più sane fronteggiavano ancora l’orrore della morte. Se Gesù era veramente il salvatore, doveva salvarci dalla tomba. E la salvezza avrebbe dovuto essere permanente. La rianimazione di Lazzaro era solo una sospensione dell’esecuzione. Pochi anni dopo, la gente in lutto avrebbe dovuto raccogliersi intorno al suo letto, ancora una volta.

La Resurrezione e la Vita

Quindi, alla presenza della grande folla che si era riunita per il funerale, Gesù chiama Lazzaro dalla tomba. Questa dimostrazione del potere di Gesù sulla morte era un segno della sua prossima risurrezione – e di Lazzaro come pure di tutti noi.

Questo è l’ultimo miracolo o “segno” riportato nel vangelo di Giovanni. Gesù sapeva che sarebbe stato così. Noi potremmo aspettarci che la notizia di questo miracolo, riportato a Gerusalemme da numerosi testimoni oculari, portasse alla accettazione di Gesù come Signore e Messia.
Ma il Signore sapeva che avrebbe avuto l’effetto opposto. Esso dimostrò ai suoi nemici quale grande minaccia Lui fosse. Dovevano agire in fretta per impedire che la situazione sfuggisse loro di mano.

Tuttavia, tutto questo faceva parte del suo piano. Perchè Gesù era in totale controllo. Era deciso a donare la sua vita, a soffrire la terribile tortura della crocifissione, la straziante separazione del corpo dall’anima e dell’amico dall’amico. Era disposto a fare questo perché, per mezzo di questo sacrificio, sapeva che avrebbe fatto di più per noi di quanto aveva fatto per Lazzaro, una vittoria sulla morte che sarebbe durata per sempre.

Questo articolo sulla rianimazione di Lazzaro come un segno della resurrezione è una riflessione sulle letture per la quinta Domenica di Quaresima, Ciclo A (Ezechiele 37, 12-14; Salmo 130; Romani 8, 8-11 ; Giovanni 11: 1-45). Queste letture da Giovanni 11, ecc sono utilizzate anche per il terzo scrutinio in RICA(ovvero nel Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti), e quindi possono essere utilizzate la quinta Domenica di Quaresima negli anni A e B.

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