Pasqua – Il Significato della Festa

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Il significato della Pasqua va ben oltre la primavera e le uova pasquali. Il significato della Pasqua è che non solo il peccato ma anche la morte sono stati conquistati da Cristo risorto, che aveva predetto la sua risurrezione dai morti, dopo aver dato la sua vita per noi il Venerdì Santo.

Il morso del serpente era stato mortale. Il veleno si era fatto strada in profondità nel cuore di tutto il genere umano, portando a compimento il suo lavoro raccapricciante. L’antidoto non sarebbe stato disponibile fino a quando Lui non sarebbe apparso . Una goccia era tutto quello che bastava, tanto potente era questo antidoto. Però Lui non era capace di risparmiarsi. Lui versò tutto il sangue che aveva, fino all’ultima goccia. Offrì in sacrificio tutta la sua vita, versandola ai piedi della croce. Questa fu la risposta del Figlio al Problema del Peccato .

Tre giorni dopo arrivò la risposta del Padre al Problema della Morte . Fu altrettanto straordinaria. Perchè Gesù non fu semplicemente riportato in vita come Lazzaro. In tal caso si sarebbe trattato di rianimazione, ritorno alla normalità, alla vita umana, con tutti i suoi limiti, compresa la morte. Infatti, in ultima analisi, Lazzaro ha dovuto passare attraverso tutto di nuovo . . . morire , la famiglia in lutto, la sepoltura. Gesù non è “tornato”. È passato oltre, è passato attraverso. La sua risurrezione ha significato che non sarebbe più stato soggetto alla morte. La morte, come diceva San Paolo, non avrebbe più avuto potere su di lui.

Si può dire che la morte fisica non è stata la peggiore conseguenza del peccato , ed è vero. La separazione da Dio, la morte spirituale, è molto più temibile. Mettiamo poi da parte le chiacchiere che la morte fisica è bella e naturale. Non lo è. I nostri corpi non sono degli autoveicoli guidati dalle nostre anime. Noi non li scartiamo quando si usurano per poi comprarne degli altri (ecco dove l’idea della reincarnazione fa acqua). Piuttosto, i nostri corpi sono una dimensione essenziale di chi siamo. I nostri corpi e le nostre anime immortali sono intimamente intrecciati, e questo ci rende così diversi da entrambi gli angeli e gli animali. Quindi la morte separa ciò che Dio ha unito. Così è naturale che ci ribelliamo contro di essa e tremiamo davanti ad essa. Anche il Dio-uomo tremava nel Giardino.

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Così Gesù affronta la morte a testa alta, per noi. La sequenza romana di Pasqua, una poesia-canzone tradizionale che risale al primo millennio, mette in evidenza il dramma: “Mors et vitae duello, conflixere mirando. Dux vitae mortuus regnat vivus ” (“Morte e vita duellano in un conflitto meraviglioso. Il Sovrano della Vita morto regna vivo”) . Gandalf il Grigio che si è sacrificato per far fuori il Balrog, ritorna come Gandalf il Bianco (Tolkien lo aveva sentito cantare per molte Pasque prima di scrivere Il Signore degli Anelli ).

Il ” discese agli inferi” del Credo degli Apostoli significa che Gesù ha sopportato lo strazio del corpo e dell’anima per il nostro bene ed è uscito dall’altro lato dotato di una umanità nuova, diversa, glorificata. In che modo lo descrive la Bibbia? Beh, Maria Maddalena non ha riconosciuto il Cristo risorto in un primo momento, fino a che Egli non la chiamò per nome. Nemmeno i discepoli sulla strada di Emmaus lo riconobbero. Ma Tommaso l’incredulo ci mostra che le sue ferite erano ancora evidenti. E nonostante potesse passare attraverso porte chiuse e chiedere qualcosa da mangiare Egli ha dimostrato di non essere un fantasma. Paolo lo descrive come un “corpo spirituale” in I Corinzi 15, cosa che per me suona un pò come una contraddizione. Ma qui dobbiamo toglierci le scarpe, renderci conto che stiamo calpestando un terreno sacro, e che non abbiamo parole adeguate per descrivere la realtà impressionante della nuova umanità che Lui ci ha conquistato.

Perche’ la risurrezione non è qualcosa che Egli intende tenere per sé. Tutto ciò che Lui ha lo condivide con noi: Suo Padre, Sua Madre, il Suo Spirito, il Suo corpo, sangue, anima e divinità, e anche la Sua vita risorta. E possiamo cominciare a condividere questa Vita adesso, vivendo il suo potere rigenerante nelle nostre anime e persino nei nostri corpi. Abbiamo accesso ad essa in molti modi meravigliosi, ma soprattutto nell’Eucarestia. Perchè il corpo di Cristo che riceviamo è il Suo corpo risorto, glorificato, dato a noi, affinché anche noi si possa vivere per sempre (leggete Giovanni 6:40-65).
Ognuno di noi dovrà passare attraverso la morte fisica, ma non da solo. Lui sarà con noi, proprio come il Padre era con Lui quando fece il suo difficile passaggio. E mentre noi sperimenteremo la gioia indescrivibile quando le nostre anime lo “vedranno” faccia a faccia, questa non è la fine della storia. Lui tornerà. Allora la resurrezione avrà il suo impatto finale e definitivo. La gioia sarà finalmente piena in quella Pasqua finale in cui Lui renderà il nostro corpo come il suo, nella gloria.
“Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen!”.

Questa meditazione sul significato della risurrezione di Gesù Cristo, risorto dai morti, è offerta come riflessione sulle letture liturgiche per le diverse messe della veglia pasquale, così come per la Domenica di Pasqua.