SIAMO INVIATI IN MISSIONE DA DIO

SIAMO INVIATI IN MISSIONE DA DIO

Questo articolo e’ anche disponibile in: Inglese, Spagnolo

Non si tratta solo di essere salvati, si tratta di prendere con noi gli altri. Condividere la Buona Novella di Gesù Cristo si chiama evangelizzazione e condividere questa missione apostolica è una responsabilità di tutti i cristiani.

La Bibbia non è riservata solo a chiese e sinagoghe. Alcune porzioni vengono trattate come letteratura, anche nelle aule universitarie secolari. Invariabilmente, quando si legge il programma di tali corsi, si trova Giobbe.

Non è difficile capire perché Giobbe esprima acutamente ciò che tutti gli esseri umani provano prima o poi, la sensazione che la vita sia un peso, che la nostra routine quotidiana sia fatica, che la nostra sofferenza sia priva di senso, che ci sia ben poco da sperare per il nostro futuro (Giobbe 7: 1-7 ).

Giobbe ed il tran tran quotidiano

È tutto difficile – ai tempi di Giobbe, come ai giorni nostri, come ai tempi di Pietro. È tutto un cercare di guadagnarsi da vivere e crescere una famiglia e darsi da fare con le tasse, il governo, le malattie, il tutto con un corteo di tragedie inaspettate che ci stanno alle calcagna.

La buona novella del Regno di Dio

Il Vangelo (Marco 1: 29-39) ci mostra un mondo simile che viene improvvisamente sconvolto da qualcuno che rompe tutte le regole. Demoni che normalmente ispirano terrore se la squagliano per la paura. Febbri svaniscono. Malattie incurabili si arrendono. Invece di parlare dell’onere della legge, con i suoi innumerevoli regolamenti, viene annunciata la Buona Novella che dà di nuovo speranza alla gente.

La buona novella è che Dio entra in azione, che Lui, non l’imperatore, è il re, e Lui non è un padrone di schiavi , ma un Padre. La persona responsabile di tutta questa agitazione sembra proprio uno di loro, ed in effetti è uno di loro, ma fa cose che solo Dio può fare. Quando Lui parla, si comincia a sentire che il mondo può avere senso, che la vita potrebbe davvero essere degna di essere vissuta. Si vuole stare con lui, per ascoltare le sue parole elettrizzanti e vedere le sue opere sorprendenti. Così non lo lasceranno solo. Ci sono folle che si radunano davanti alla porta dei luoghi umili dove Lui soggiorna.

Quello che succede dopo è istruttivo. Conoscendo il suo bisogno di comunione con il Padre celeste, Lui si alza presto la mattina successiva a cercare solitudine e qualche istante di preghiera.

Senso di urgenza

Ma hanno bisogno di Lui. Così mandano gli apostoli a rintracciarlo. Quando lo trovano, non è infastidito. Egli non protesta proclamando che questo è il suo giorno libero, non dice loro di tornare domani o la prossima settimana. Lui è venuto a portare la Buona Novella, a portare la luce a coloro che sono nelle tenebre, a guarire chi soffre. Molti sono disperati, così la sua missione è urgente. Si alza, ma non torna a Cafarnao. Invece, passa ad altre città. Coloro che desiderano godere l’emozione della sua compagnia devono unirsi a lui nella sua missione.

San Paolo ha lo stesso senso di urgenza del suo maestro (I Cor. 9: 16-19). Egli è consapevole di aver ricevuto una responsabilità impressionante. Per lui condividere il Vangelo non è un’opzione. Ciò che egli ha ricevuto in dono, il dono più prezioso che si possa immaginare, a sua volta lui lo deve dare in dono. E lo deve dare, non solo a quelli che gli piacciono, coloro con i quali egli ha qualche legame naturale. Non deve farlo solo quando gli fa comodo, quando gli è conveniente.

Missione apostolica

No, deve affaticarsi. Egli deve cercare un terreno comune con tutti, ebrei, greci, deboli, forti, istruiti, ignoranti – così da esprimere il Vangelo in un modo che tutti loro possano capire. E questa missione lo porta a coprire più terreno di quanto anche il suo maestro percorse, cioè non solo Giudea e Galilea, ma quelle terre che oggi sono la Turchia, la Grecia e l’Italia.

Non tutti sono chiamati ad essere predicatori itineranti come nostro Signore e San Paolo. Ma la Chiesa insegna in modo inequivocabile che l’appartenenza ad una Chiesa, santa, cattolica e apostolica non consiste solo nell’essere salvati e godere della compagnia di Dio. Là fuori c’è un mondo che soffre e che ha un bisogno disperato della verità che salva e del tocco risanatore di Cristo. Si noti che immediatamente dopo essere guarita, la suocera di Pietro iniziò a lavorare. Il battesimo è completato da una conferma, da una unzione che ci pone in servizio. Non si può essere completamente membri della chiesa apostolica, senza partecipare alla sua missione apostolica.

Questo scritto è offerto come riflessione sulle letture della quinta domenica del tempo ordinario, ciclo liturgico B (Giobbe 7: 1-4, 6-7; Salmo 147, I Corinzi 9: 16-19; Marco 1: 29-39 ).

No Comments

Post A Comment