VENITE ALLA TAVOLA DEL BANCHETTO – LA VITA È UNA FESTA!

VENITE ALLA TAVOLA DEL BANCHETTO – LA VITA È UNA FESTA!

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C’è chi fa solo quanto basta per esistere. Ma noi invece siamo chiamati a cogliere ogni opportunità per poter vivere veramente. I proverbi dicono che la saggezza ci ha preparato un tavolo. Cristo, la Sapienza divina incarnata, in realtà ci nutre a due tavole abbondanti: Parola e Sacramento.

Di tanto in tanto mi imbatto in persone sofisticate che, naturalmente, non credono in Dio, almeno non nel modo in cui è rappresentato dalla religione organizzata. Ma sono molto felici che la massa, la grande folla della gente comune, creda in Dio. Per loro, la religione promuove la moralità di base della società, il che, naturalmente, è qualcosa che tutti vogliamo.

Fare il minimo

Alle volte mi trovo a pensare che anche chi frequenta regolarmente la Chiesa ha una aspettativa molto bassa di ciò che significa essere cristiani. “Credi che Dio esista e che ci giudichi quando muoriamo. Cerca allora, di essere una persona decente, giusta. Manda i tuoi bambini alla educazione religiosa in modo che essi ricevano questo messaggio ed evitino guai seri. ”

Le parole del Vangelo frantumano questa immagine addomesticata di ciò che è il cristianesimo. Gesù non è venuto per renderci cittadini onesti e rispettosi della legge. È venuto perché si possa avere la vita e averla in abbondanza (Giovanni 10:10). Lui non vuole che noi si esista solamente. Lui vuole che noi si viva. . . che si scoppi di vitalità, anche con vita divina.

La sapienza ha imbandito una tavola per il banchetto

Il nostro Dio, naturalmente, sa che tale vitalità può essere raggiunta solo con il nutrimento appropriato. Così la Sapienza ha stabilito un tavolo per noi, un banchetto pieno delle vettovaglie più deliziose che si possano immaginare (Proverbi 9: 1-6). Anzi, una tavola non basta. Lui prepara per noi due tavole, l’ambone e l’altare. Uno fornisce una festa intellettuale della Parola di Dio, per nutrire, purificare e ispirare con parole, opere ed immagini che hanno nutrito l’immaginazione di artisti e saggi per duemila anni. L’altra tavola è imbandita con la festa sacramentale dell’Eucaristia, il corpo e il sangue di Gesù Cristo.

Festa sacramentale

Un momento! Il cannibalismo non e’contro natura? Sì, ma non c’entra con quello di cui stiamo parlando. Si tratta di una festa sacramentale in cui, misteriosamente, stiamo davvero ricevendo in noi stessi la perfetta umanità e la divinità grandiosa di Gesù Cristo, ma stiamo mangiando e bevendo il suo vero corpo, sangue, anima e divinità sotto forma di cose che siamo abituati a consumare – pane e vino.

Bere sangue, per un’Ebreo, è vietato, dal momento che tutta la vita appartiene solo a Dio ed il sangue di un animale contiene la vita. Cristo, dandoci il suo sangue da bere sotto la forma sacramentale del vino, riversa nei nostri corpi e spiriti la sua invincibile vita immortale. Ogni volta che riceviamo questo sacramento, stiamo ricevendo una trasfusione divina che ci abilita a vivere una sorta di esistenza soprannaturale.

L’obbligo domenicale ed il dovere pasquale

Ma questa non è solo un’offerta da parte del Signore. Si tratta anche di un requisito. “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.” Perché i cattolici hanno obbligo la Domenica non solo di dire le preghiere a casa, ma di andare a Messa? Perché dobbiamo compiere il nostro “dovere pasquale” e ricevere la comunione almeno una volta l’anno? Perché la Chiesa, come Madre amorevole, sarebbe negligente se non insistesse su questo nutrimento minimo indispensabile affinché i suoi figli abbiano la vita.

Ma perché accontentarci solo del minimo? In Efesini 5, Paolo ci esorta: “Sfrutta al massimo l’opportunità presente” (Ef 5: 15-20).

Una festa di ringraziamento

Carpe diem! Cogli l’attimo!

Riceviamo questo sacramento rivitalizzante tutte le volte che le circostanze della vita ce lo consentono. Riceviamolo degnamente, arrivando alla mensa del Signore “pregando –in anticipo” e rimanendo dopo il pasto in adorazione silenziosa, così da poter digerire correttamente la festa. Accostiamoci all’Eucaristia non come ad un triste dovere, ma come ad un privilegio impressionante, con la mente piena non di distrazioni, ma di canzoni ispirate da gratitudine e gioia.

L’Eucaristia, dopo tutto, è una parola greca che significa proprio ringraziamento. Riceviamo il banchetto in modo che la nostra vita possa essere veramente una festa permanente di ringraziamento per le benedizioni incredibili che Dio ha nascosto ovunque sotto le spoglie di persone, posti e cose piuttosto comuni.

Questo scritto è incentrato sull’abbondante vita portata dalla festa e dal banchetto della parola di Dio e dal sacramento dell’Eucaristia. È una riflessione sulle letture per la ventesima Domenica del tempo ordinario, ciclo liturgico B (Proverbi 9: 1-6; Ps 34; Efesini 5: 15-20; Giovanni 6: 51-58).

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