Domenica delle Palme – ossessionati dalla Passione di Cristo?

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Questo scritto sulla passione di Gesù è stato originariamente inteso come commento alle letture delle Scritture per la Domenica delle Palme, ma offre una ottima lettura in qualsiasi momento durante la Quaresima, specialmente la Settimana Santa. La sofferenza e morte di Cristo rivelano la profondità del peccato e l’intensità dell’amore divino.

I</span>Cattolici sembrano preoccuparsi delle sofferenze di Cristo – Il Crocifisso, i misteri dolorosi, le stazioni della Via Crucis e anche il film di Mel Gibson “La Passione di Cristo”. Come se tutto questo non bastasse, i cattolici devono stare sull’attenti mentre ascoltano l’intero racconto della passione letto ad alta voce.

Attenzione, la ripetuta meditazione della Passione di Cristo è importante perché la passione è il culmine di tutta la storia della Rivelazione e della Redenzione. E’ l’ultima rivelazione di due realtà intrecciate: peccato umano e amore divino.

La Passione come rivelazione del peccato

In primo luogo parliamo di peccato. La gente spesso pensa al peccato semplicemente come una trasgressione della legge arbitraria di Dio, come una macchia sui dati della nostra storia di guida celeste. La meditazione sulla Passione ci fa capire di più. Il peccato non solo ci allontana da Dio, ci corrompe, ci avvilisce, ci rende schiavi. La folla volubile che tappezzava di palme la sua strada in Gerusalemme poi lo respinge con una croce sulle spalle. Uno dei suoi lo tradisce consegnandolo ai suoi nemici, un altro lo rinnega. I soldati romani, ai quali non aveva fatto nulla di male e per i quali non era una minaccia, si prendono un piacere diabolico nel brutalizzarlo.

Il peccato di Pilato

Difficile credere che esseri umani fossero capaci di tanta crudeltà? Auschwitz ci ricorda che tale malvagità si annida realmente nel cuore degli uomini. Poi c’è Pilato, che sembra essere una persona molto più ragionevole. Forse lui e’ più simile a noi. Lui vuole solo mantenere la pace, preservare il suo rapporto con i capi ebrei e l’imperatore. Se questo richiede che si permetta che un innocente sia torturato a morte – beh, è spiacevole, ma questo è il prezzo che si paga per vivere nel mondo reale. In ultima analisi, il peccato di Pilato è un atto di codardia. Ricordate, il peccato non è solo nel commettere ma anche nel’omettere. Si tratta di quello che facciamo e di quello che manchiamo di fare, come diciamo nel Confiteor.

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Ma, direte voi, doveva essere così. Dio l’aveva pianificato in questo modo. Era stato tutto previsto nelle Scritture. Certamente, ma la prescienza di Dio non significa che lui lo avesse predeterminato. Tutti gli attori del dramma erano liberi e responsabili. I loro peccati sono i nostri peccati. In effetti, essi rappresentano tutti noi, Ebrei e Gentili, maschio e femmina, nero, bianco e giallo. Ecco perché Mel Gibson ha fatto la sua comparsa nella Passione di Cristo – erano le sue mani che tenevano ferme le mani di Gesù mentre erano inchiodate alla croce.

Le sue sofferenze – Una rivelazione d’amore

Ma la storia della passione è ancora più importante, perche’ rivela chi è Dio. La Prima Lettera di Giovanni 4: 8 dice che Dio è amore. La passione ci mostra cosa significa amore. L’amore non può stare passivo di fronte alla sofferenza, invece si lascia alle spalle una vita confortevole per imbarcarsi in una missione di salvataggio. L’Amore, quindi, deve per prima cosa svuotare se stesso della gloria alla destra del Padre e prendere la forma di un servo (Fil 2, 6-11). Dallo splendore della gloria celeste allo squallore di una stalla puzzolente. Come se non bastasse, l’Amore si abbandona nelle mani di coloro che lo torturano a morte. Vide le loro torce salire dalla valle mentre pregava sul fianco della collina nel giardin delGetsemani.. Avrebbe potuto salire sopra la montagna e scomparire nel deserto della Giudea senza lasciare traccia. Oppure avrebbe potuto usare il suo potere divino in ogni momento per disperdere le Guardie del Tempio e dei Romani. Fino alla fine, avrebbe potuto venir giù da quella croce, mentre la folla lo scherniva invitandolo a farlo.

Il Sacrificio supremo

Ma è proprio cosi’. Doveva amare fino alla fine (Giovanni 13: 1). Amore portato al limite. La pienezza di amore in un cuore umano significa un amore che è assolutamente inarrestabile da tutto ciò che l’inferno e l’umanità decaduta poteva scagliarli contro. E nessun amore, nessun impegno è totale, a meno che esso non comporti il sacrificio supremo della propria vita.

Questo è ciò che era necessario per redimerci dalla schiavitù del male, per farci uscire dall’Egitto e attraverso il Mar Rosso, oltre il Giordano, fino alla Terra Promessa. Fu per la nostra libertà che Lui morì: cerchiamo di non sottometterci volontariamente mai più alla schiavitù del peccato.

Questa meditazione sulla sofferenza di Gesù Cristo come rivelazione della profondità del peccato e dell’intensità dell’amore divino viene offerta come commento alle letture bibliche della Domenica delle Palme o della Passione, ciclo liturgico C (Luca 19: 28-40, Isaia 50: 4-7, Salmo 22, Filippesi 2: 6-11, narrativa della Passione di Luca, Luca 22: 14-23: 56).