Epifania del cuore

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L’oro potrebbe essere stato uno dei regali di Natale originali, ma non equivochiamo – nella chiesa non c’è mai stata una età dell’oro, un periodo di leggendaria pace e floridità libero da lotte e polemiche.

L’oro potrebbe essere stato uno dei regali di Natale originali, ma non equivochiamo – nella chiesa non c’è mai stata una età dell’oro, un periodo di leggendaria pace e floridità libero da lotte e polemiche.

La lettera ai Galati e gli Atti degli apostoli ci presentano una polemica di particolare grandezza nella Chiesa primitiva. Sembra che i pagani, come Cornelio e Tito, si facessero avanti per accettare Cristo.

Molti supponevano che questo volesse dire che quei pagani ora dovevano diventare dei buoni ebrei. Vale a dire sottomettersi alla circoncisione, mangiare Kosher, osservare il sabato e le festività ebraiche. Ma Paolo, l’ex fariseo, ebbe una rivelazione, un’ “epifania”. Vide chiaramente che la storia della salvezza, da Abramo al Battista, non era che un prologo. Che le cerimonie della legge erano provvisorie. Quella chiamata di Dio agli ebrei a distinguersi dai pagani aveva avuto solo lo scopo di prepararli a servire quelle genti. Lui vide più chiaramente di chiunque altro che il piano segreto di Dio, “il mistero”, come egli spesso lo ha chiamato, era di riportare la razza umana di nuovo insieme come una sola famiglia. Dopo tutto, all’inizio eravamo un’unica famiglia prima che il peccato ci frammentasse in nazioni rivali (Genesi 11).

Dio aveva iniziato in piccolo nella creazione della razza umana, appena una coppia. Anche la ri-creazione dell’umanità era iniziata allo stesso modo. La coppia di Abramo e Sara aveva condotto ad una famiglia che divenne una nazione, gli ebrei.

Ma alcuni ebrei erano orgogliosi di appartenere a un club esclusivo. I Gentili erano disprezzati come “cani” da molti. E alcuni ebrei-cristiani raccoglievano questo atteggiamento, che richiedeva ai pagani convertiti di mantenere la legge ebraica.

Ma Paolo non avrebbe consentito niente di tutto ciò. Era un nuovo giorno. La nuova legge dello Spirito sostituiva la vecchia legge incisa nella pietra. Le opere della legge erano state sostituite dal dono della grazia. E questo nuovo tesoro apparteneva anche a tutti coloro che volevano accettarlo, Ebrei o Gentili, schiavi o liberi, maschi o femmine (Efesini 3, Galati 3: 27-29). L’idea era così controversa che venne chiamato il primo concilio della Chiesa per discuterne (Atti 15).

Epifania significa “rivelazione”, “aspetto”, o “manifestazione”. La rivelazione di una nuova era vissuta da Paolo fu anticipata dalle epifanie precedenti che celebriamo, alla fine della stagione natalizia. In primo luogo, i visitatori del bambino di Betlemme. Luca ci racconta dei pastori che hanno reso omaggio al re bambino. Erano ebrei che appartenevano al più umile strato della società- grezzi, ignoranti, e molto poveri. D’altro canto, Matteo ci parla dei saggi orientali che arrivarono con doni molto costosi. Questi visitatori erano Gentili, pagani – dotti, ricchi, e dalla classe più importante della società. Quindi, anche nei primi giorni della sua vita, questo bambino si manifestò come il Re Divino venuto per tutti, senza distinzione. Un’epifania.

Per anni questo bambino è cresciuto senza essere notato. È diventato un uomo che ha lavorato in silenzio con le sue mani.

Ma venne il tempo in cui Dio ci diede altre epifanie. Molti vennero battezzati da Giovanni, ma solo su Gesù scese una colomba. Perché solo lui era il Figlio di Dio destinato a battezzare la gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione con lo Spirito Santo (Atti 2). Molti furono invitati alle nozze di Cana (Gv 2), ma solo Gesù trasformò l’acqua in vino. I recipienti utilizzati per contenere l’acqua trasformata in vino non furono scelti per caso, erano vasi di pietra utilizzati nei rituali di purificazione della legge ebraica. Per cui questa fu una Epifania non solo di chi era Gesù, ma anche di quello che era venuto a fare, ovvero a cambiare l’acqua della vecchia legge nel ricco vino della nuova dispensazione.

Questi tre eventi sono ciò che la Chiesa commemora nella festa dell’Epifania. Ma non è sufficiente celebrare questa festa con la famiglia e gli amici. Siamo chiamati a invitare tutti a unirsi alla famiglia, a rendere tutti “amici” di Cristo. L’eredità appartiene a tutto il genere umano. Non abbiamo il diritto di tenercela per noi stessi.

Questo articolo è una riflessione sulle letture per la solennità dell’Epifania che tradizionalmente cade il 6 Gennaio, cicli A, B, C (Isaia 60:1-6, Salmi 72, Efesini 3:2-6, Matteo 2:1-12). /em>